venerdì 10 novembre 2017

Un indagato per l'uccisione del lupo a Rimini

Un pastore sardo di 47 anni residente nella zona di Coriano sarebbe il colpevole dell'uccisione del lupo ritrovato appeso alla pensilina di una fermata dell'autobus di Ospedaletto ( Rimini). Il suo nome è stato iscritto nel registro degli indagati in seguito alle investigazioni svolte dai Carabinieri e dalla Forestale e coordinate dalla Procura della Repubblica di Rimini (l'esame delle riprese delle telecamere di sorveglianza incrociate con i tabulati telefonici si è rivelato determinante ).
Tracce ematiche e ciuffi di pelo sono stati rinvenuti su un furgone bianco ( lo stesso che nei filmati arrivava e ripartiva dopo una sosta alla fermata dell'autobus di via Montescudo verso le quattro di sabato mattina giorno in cui è stato ritrovato il corpo del lupo), un forcone ed alcuni indumenti durante la perquisizione della stalla e del veicolo del pastore effettuata lunedì scorso dai carabinieri della Forestale. Oggetti e mezzo requisiti, unitamente al cellulare, che permetteranno di verificare l'ipotesi di reato forse dovuto all'ennesima vendetta per l'uccisone di alcune pecore ed il mancato risarcimento.
Mentre proprio ieri la Commissione Ambiente del Senato ha proceduto all'approvazione di un ordine del giorno che potrebbe permettere l'avvio in deroga al Piano nazionale lupi in base alle richieste delle singole Regioni, alcune delle quali hanno chiesto di poter procedere all'abbattimento degli animali.
Misura che si traduce in connivenza delle continue e barbare esecuzioni che stanno provocando una strage di animali appartenenti alla fauna selvatica protetta.
Purtroppo sono questi crimini la cui gravità viene sminuita e che, come per gli incendi che hanno funestato anche recentemente il territorio nazionale, rimangono quasi sempre impuniti. Ma che in realtà danneggiano gravemente l'intera collettività e proprio in virtù di ciò richiederebbero inasprimento delle pene, indagini adeguate per l'individuazione dei colpevoli e la certezza della condanna. Da momento che, quando si ritiene come dimostra il caso in questione, l'indentificazione dei responsabili non risulta così ardua.


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sabato 21 ottobre 2017

Romania terra di turismo venatorio

Sarà stata un'altra mattanza avvenuta nel silenzio.
Non è più giunta infatti notizia alcuna della campagna anti-carnivori, strage annunciata dei grandi predatori dei Carpazi decretata dalla Romania ai primi del settembre scorso.
Il Ministero dell'Ambiente romeno aveva autorizzato l'abbattimento di circa 140 esemplari di orso e 97 di lupo motivandoli con i danni e le aggressioni alle persone causate dalle specie selvatiche, il cui numero sarebbe stato eccessivo per un'accettabile convivenza con il genere umano, a tutela dell'incolumità della popolazione locale e turisti. Il decreto ministeriale che ne legalizzava l'uccisione consentiva la soppressione degli animali esclusivamente da parte di personale autorizzato ( guardie forestali, polizia, militari ) stabilendo che abbattimento o ricollocazione potessero essere attuati solo con l'accordo delle autorità preposte alla tutela dell'ambiente.
Ma la posizione della Romania circa l'attività venatoria dei grandi predatori è sempre stato alquanto tollerante ed ambiguo.
Nonostante l'ingresso della Romania nell'Unione Europea avvenuto nel 2007 il Paese ha continuato indisturbato a permettere la pratica di ( la stagione venatoria era aperta ogni anno dal 15 marzo al 15 maggio e dal 1 settembre al 31 dicembre) compresa la realizzazione di trofei ( testa e pelliccia), inclusi nel prezzo della battuta di caccia, dei quali erano consentiti le esportazioni.
Il settore del turismo venatorio ha richiamato cacciatori da tutto il mondo originando una delle più lucrose attività della nazione.
Perchè la caccia-safari a orsi, lupi e linci in Romania è diventata da tempo un'industria florida e redditizia che fa del Paese dei Carpazi un'importante meta dell'attività venatoria.
La Romania è riuscita a mantenere la politica di hunting aggirando la normativa di protezione comunitaria mediante uno stratagemma dal momento che la legislazione europea consente l'uccisione degli animali selvatici solo in caso di provata pericolosità per l' essere umano.
Infatti i grandi carnivori sono inseriti tra le specie in pericolo di estinzione che in quanto tali sono tutelati nei Paesi membri dell'Unione Europea. Ma il governo di ogni ciascuno stato può decidere la soppressione degli esemplari che si siano resi protagonisti di aggressioni a persone o danneggiamenti a proprietà private dei residenti.
Sebbene la Romania abbia firmato nel 1973 la Convenzione di Berna (per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotipi in Europa) il Paese dei Carpazi ha nondimeno permesso il proseguimento dell'attività venatoria di animali protetti dallo stesso documento giustificando il business con le cifre sovrastimate degli esemplari selvatici. Risultano così motivati i sistemi di gestione della fauna selvatica che includono la caccia controllata per cui le autorità romene possono stabilire ogni anno il numero degli abbattimenti consentiti.
In realtà, secondo le associazioni animaliste, la popolazioni di orsi ( ma anche di lupi e linci ) conterebbe un numero decisamente inferiore di individui, tra i 2.000 -2.500 , contro i 6.000 stimati.
Non vi sono infatti dati certi sull'effettivo numero di plantigradi in Romania in quanto le azioni di censimento sarebbero falsate proprio per far risultare quote maggiori di popolazione di orsi ( alcuni esemplari sono contati più di una volta).
Inoltre, come riporta la stampa locale, non tutti i proventi derivanti dalla caccia all'orso bruno andrebbero alle casse dello stato, ma rimpinguerebbero anche le finanze di enti forestali locali che avrebbero organizzato partite di caccia al plantigrado tradottesi in massacri dei orsi. Mentre personale e mezzi non risultano sufficienti per controllare e contrastare l'azione di cacciatori o bracconieri.
Di fatto sembra che, conseguentemente all'attività venatoria, il numero dei grandi carnivori abbia subito una decisa riduzione negli ultimi anni.
In seguito alle proteste delle associazioni ed alla disapprovazione dell'opinione pubblica nell'ottobre 2016 la Romania, che anche quell'anno aveva già fissato le quote di caccia autorizzate comprensive di circa 550 orsi, 650 lupi e 500 grandi felini, ha vietato l'attività venatoria e la realizzazione di qualunque trofeo di caccia di grandi carnivori selvatici.
Il dubbio che si sia trattato solo di una sospensione temporanea della caccia è forte dal momento che l'hunting, pur se dissimulato, è probabilmente ripreso dopo un solo anno.

per APPROFONDIMENTI :





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