lunedì 14 agosto 2017

Il Trentino terra fatale per gli orsi : uccisa anche KJ2

Un ferragosto rosso sangue. Quello di KJ2 l'orsa dal destino annunciato.
Anche lei è stata uccisa, soggetta ad ordinanza di cattura e rimozione e quindi ad esecuzione programmata.
Con un'attribuzione affrettata ed approssimativa della connotazione di pericolosità assegnata in assenza del riscontro di analisi genetiche effettuate presso un laboratorio ISPRA ( prove sul Dna del materiale reperito sono state realizzate presso la Fondazione Mach di San Michele all'Adige).
Non è stata comunicata neppure l'eventuale presenza di cuccioli al seguito di KJ2.
Ne consegue che il fallimento del programma di reintroduzionhe dell'orso in Trentino, se non in Italia, è evidente e definitivo.
L'abbattimento del plantigrado sancisce l'incapacità di gestione della fuana selvatica, problematiche correlate incluse, e l'impossibilità della sopravvivenza di animali liberi in un territorio fortemente antropizzato e di manifesta volontà ricusatoria delle forme di vita selvaggia.
Non viene infatti tollerato che un orso si comporti come tale mettendo in atto comportamenti tipici della specie. Tantomeno è ammessa la presenza stabile di plantigradi in zone destinate, più o meno legittimamente, ad altre attività umane ( esempio ne è la realizzazione di una seggiovia a Gamberale all'interno del Parco Nazionale della Majella).
Risulta invero palesemente pretestuosa la giustificazione dell'aggressività dell'animale ( da verificare le circostanze dell'attacco al runner, soggetto di aggressione nel secondo caso per ammissione dello stesso settantenne Angelo Metlicovez ). Probabilmente le reali motivazioni vanno ricercate negli interessi economici di un territorio ove il turismo e le relative strutture rappresentano risorse economiche importanti.
Ma l'esito dell'adesione italiana al progetto europeo di ripopolamento ottenuto con l'esperienza in Trentino è la caccia insensata e spietata a cui sono stati sottoposti i plantigradi (Daniza e KJ2 in testa), braccati ed uccisi.
In considerazione di tale risultato, e del fatto che chiaramente il Trentino non merita gli orsi, l'unica soluzione appare il trasferimento dei plantigradi ancora presenti sul territorio in altre zone o in Paesi disposti ad accoglierli prima che siano sterminati a fucilate su ordinanza di qualche zelante dirigente.

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venerdì 11 agosto 2017

L'Europa alle prese con le uova al Fipronil, un veleno comunemente presente negli antiparassitari

I milioni di uova contaminate con il fipronil preoccupano l'Europa.
Omissioni e ritardi nelle comunicazioni hanno ritardato l'allarme : l'Agenzia belga per la sicurezza degli alimenti ( Afsca), pur essendo a conoscenza della problematica da giugno scorso ed avendola comunicata alle autorità giudiziarie nazionali, ha procrastinato al 20 luglio la trasmissione dell'informazione al sistema di allerta rapido europeo, che dirama le notizie ai Paesi dell'Unione, con la motivazione di non violare il segreto istruttorio attinente all'inchiesta giudiziaria per frode che era stata avviata.
Ma la concentrazione di fipronil presente nelle uova potrebbe costituire un grave pericolo per la salute pubblica.
Il fipronil, o fluocianobenpirazolo, è una neurotossina ( tossina che agisce sulle cellule del sistema nervoso) con notevoli effetti collaterali impiegata come sostanza insetticida ed acaricida ad ampio spettro.
Il fipronil è un veleno a lenta attività d’azione presente nei trattamenti antiparassitari per cani e gatti (è contenuto in Frontline) per uso topico.
E la sua pericolosità non si limita agli insetti.
Alcune ricerche ( Source : Gibbons, D., Morrissey, C.&Mineau, P. - 2014.- A review of the direct and indirect effects of neonicotinoids and fipronil on vertrebate wildilife. Environmenmtal Science and Pollution Research http://ec.europa.eu ) hanno dimostrato la tossicità di questo potente insetticida e i relativi effetti, quali la riduzione della crescita ed il calo della fertilità, anche su altre specie animali come volativili e mammiferi.
Sospetto cancerogeno ( sarebbe responsabile del più elevato rischio di sviluppo dei tumori alla tiroide e alla vescica nei cani ) si accumula nel fegato e nei reni e può provocare irritazione alla cute dell'animale inducendo grattamenti e conseguente formazione di ulcere e piaghe aperte.
Il fipronil è responsabile di molte tossicosi esogene in quanto risulta causa, come i composti organofosforici, alllvermectina, piretrine e piretroidi, della maggior parte delle intossicazioni ( generate anche da erbicidi, particoloarmente Paraquat e Glifosato, rodenticidi anticoagulanti soprattutto di seconda generazione e molluschicidi ) da antiparassitari esterni per gli animali domestici.
Può provocare perdita dell'appetito, andatura instabile, spasmi, fino a più gravi sintomi da intossicazione : fascicolazioni su tutto il corpo, stato eccitatorio, tachicardia, midriasi ( dilatazione della pupilla), crisi convulsive.
Il ricorso a tale sostanza andrebbe quindi evitato o limitato il più possibile ponendo attenzione e cura particolari alle modalità d'uso.
Infatti il fipronil, anche se nei prodotti antiparassitari è contenuto in quantità ridotta, essendo dotato di notevole tossicità è sicuramente nocivo ( le case produttrici raccomandano un'accurato lavaggio delle mani dopo l'uso del preparato ) poichè si tratta di veleno che va a contatto della pelle ( dalla quale è assorbito ) dell'animale.
Per questo in seguito alla loro somministrazione i cani possono avere febbre ed astenia per qualche ora o qualche giorno e manifestazioni più gravi nei gatti.
Nonostante la maggior parte dei medici veterinari sostenga che il fipronil sia generalmente ben tollerato, gli stessi sconsigliano la somministrazione ai cuccioli di età inferiore ai 3 mesi per i quali può essere molto pericoloso determinando l'insorgenza di una sintomatologia nervosa caratterizzata da crisi convulsive, tremori muscolari e scialorrea ( eccessivo aumento della secrezione salivare).
Proprio in relazione alla sua tossicità n Francia la vendita dei prodotti a base di fipronil ( imputato di decimare le api) è vietata dal 2004 come banditi sono i semi trattati con il medesimo insetticida.

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giovedì 3 agosto 2017

"Toro embolado" , ancora una vittima della tradizione spagnola

La tauromachia rientra nella tradizione spagnola. Nel Paese ha molte varianti e per ciascuna si tengono numerose manifestazioni. Ma la sostanza è la stessa perchè tutte prevedono la tortura e la morte dell'animale. Dovrebbe stupire e disgustare che simili azioni possano essere tollerate ed addirittura essere considerate "spettacolo". Ma la popolarità di queste forme di intrattenimanto testimonia il contrario. Pure se una parte sempre più consistente dell'opinione pubblica spagnola le vorrebbe abolire.
L'ultima vittima il 22 luglio scorso a Foios, a nord di Valencia, dove un toro è morto sul colpo dopo essersi lanciato contro il palo al centro della piazza durante il rituale del "toro embolado".
La pratica del "toro infuocato" consiste nell'immobilizzare ad un palo il bovino le cui corna vengono trasformate in torce avvolgendole in cotone e stoppa ricoperte di catrame o pece che viene poi incendiata o fissandogli direttamente alle corna un'asse di legno su cui sono inserite le fiaccole.
L'animale terrorizzato, è liberato in un'area limitata del centro urbano in cui corre e si dimena mentre le lapilli lo accecano e il fuoco gli ustiona la testa e il dorso. La manifestazione del "toro embolado" non implica infatti la morte immediata del bovino ( anche se riuscisse a sopravvivere avrebbe come unica prospettiva il macello) , ma il suo supplizio rendendolo folle per la paura ed il dolore.
Perchè il vero spettacolo è lo strazio di un animale incolpevole, la tortura dell'innocenza.
Unica soluzione a tanta aberrazione la sostituzione dell'essere vivente con un feticcio, mediazione che permetterebbe di salvare la vita di tanti tori e la prosecuzione della "tradizione".


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