domenica 13 luglio 2014

La prevenzione del sovrappeso e dell’obesità negli animali




Gli animali che condividono la nostra esistenza godono dei vantaggi derivanti dalla disponibilità di cibo, della tutela della salute e di condizioni di vita migliorative rispetto a quelle che avrebbero in natura. Ma il rovescio della medaglia è rappresentato dal fatto che subiscono il nostro stile di vita con conseguenti lunghi periodi di solitudine, condizioni e spazi non sempre adeguati alle loro esigenze. La noia può essere un nemico e si rivela pericolosa. L’assenza di stimoli può far virare  l’umore verso l’apatia  con conseguente scarsa attività psichica e fisica. Mentre la frustrazione è placata con un’eccessiva ingestione di cibo. Inoltre la pratica sempre più diffusa della sterilizzazione gioca un ruolo fondamentale per quanto riguarda il rapporto con l’alimentazione, l’attività motoria e la tendenza ad acquistare peso. Gli ormoni svolgono infatti un ruolo importante di protezione e di regolazione e la loro perdita produce effetti collaterali, tra cui l’aumento dell’appetito e l’abulia, da non sottovalutare.
Per l’insieme di questi motivi l’eccesso ponderale riguarda sempre più frequentemente gli animali domestici e i gatti in particolare. Infatti la sterilizzazione è maggiormente eseguita sui gatti che sui cani e inoltre il cane, per le sue necessità fisiologiche,  esce più volte al giorno e può quindi muoversi in misura maggiore rispetto al felino.
Il soprappeso o addirittura l’obesità diventano allora una problematica reale che ha ripercussioni sulla qualità della vita e sullo stato di salute di cani e gatti.
L’eccesso ponderale, e in forma maggiore l’obesità, impediscono all’animale di muoversi agevolmente e rappresentano un serio problema perché possono predisporre lo sviluppo di gravi malattie come le patologie muscolo-scheletriche, cardiache, respiratorie, pressione alta, diabete melito, ecc. e rendere rischioso o impraticabile il ricorso all’intervento chirurgico in caso di necessità.
Dal momento che il peso è fondamentale riconoscere lo stato di forma fisica dell’animale risulta di primaria importanza.
Ogni razza ha uno standard e fornisce un intervallo ponderale con il quale verificare il peso in base all’ età e sesso e  il veterinario può fornire indicazioni utili in tal senso.
Oltre all’ovvia prassi della bilancia indicazioni sulla quantità di adipe  possono essere  fornite anche da alcune caratteristiche fisiche. L’animale normopeso presenta le costole della gabbia toracica e le vertebre lombari appena evidenti e percepibili al tatto, il bacino un poco sporgente, l’addome un po’ rientrante, grasso addominale ( da non confondere con la prominenza della pelle del ventre degli animali sterilizzati) minimo. Viceversa la presenza di adipe localizzata lungo la colonna vertebrale, in prossimità delle spalle o alla base del collo è indicativa di un individuo in soprappeso.
Le tabelle relative risultano maggiormente esplicative.    
Per mantenere in buona salute l’animale è fondamentale la prevenzione, ossia evitare/limitare l’acquisizione eccessiva di peso, attuata tramite la somministrazione di dosi adeguate di alimenti e il mantenimento di un appropriato livello di attività fisica. A maggior ragione perché rimettere in forma un animale non è così semplice e gli comporta privazioni e disagi se non sofferenze.
Considerato che il cane e il gatto sono per loro natura carnivori e abitudinari si possono adottare alcuni accorgimenti per eludere l’eccesso di peso.
Per quanto riguarda l’alimentazione è in ogni caso preferibile la preparazione e la somministrazione di cibo fresco cucinato appositamente in casa.
La preparazione casalinga del pasto è molto importante poiché risulta qualitativamente  e quantitativamente più controllabile. Gli alimenti approntati in casa, limitando le proteine e i grassi e arricchendo la dieta di vitamine, sali minerali e fibre con l’aggiunta di pasta, riso, verdure lessate e schiacciate (utilissime anche nella prevenzione dell’insufficienza renale a cui i carnivori sono maggiormente soggetti per il notevole apporto proteico ) forniscono un minore apporto calorico e un regime alimentare più bilanciato.
Inoltre consentono di prediligere una dieta umida che, grazie al contenuto d’acqua, produce un maggior senso di sazietà. Per questo motivo anche nel caso di somministrazione di crocchette è consigliabile servirle dopo averle lasciate a bagno in acqua, brodo o latte in modo che risultino impregnate di liquido ( operazione particolarmente indicata per il gatto che alimentandosi con cibo “secco” avrebbe la necessità dovrebbe conseguentemente ingerire una notevole quantità di liquido ).
Si può poi suddividere la razione giornaliera in molti piccoli pasti in modo che il cane o il gatto non mangi subito buona parte della porzione quotidiana reclamando successivamente altro cibo.
In più, se l’animale è abituato ed ha una buona tolleranza a questo alimento, si può fornire quotidianamente del latte che concorre alla sensazione di sazietà e, nel caso del gatto, contribuisce al transito intestinale del pelo ingerito riducendo le possibilità di blocco intestinale.  
Essenziale inoltre per l’animale avere sempre la disponibilità di acqua fresca.
Astenersi dalla somministrazione di “fuori pasto”, snack , biscotti, ecc. e dal rendere l’animale partecipe dei nostri pasti ( un assaggio è consentito solo se si “recuperano “ le calorie introdotte limitando il pasto successivo) che lo assuefanno al costante senso di sazietà e producono un inevitabile aumento di peso corporeo.
I medesimi accorgimenti possono risultare utili anche qualora occorra ricorrere a misure più drastiche come una dieta ipocalorica al fine di ottenere un calo ponderale.
E’ allora preferibile chiedere consiglio al veterinario, far ricorso a controlli ed annotazioni periodiche del peso dell’animale (ogni 2-3 settimane), dotarsi di costanza e pazienza poiché la perdita di peso non deve essere rapida e quindi richiede tempo.
In ogni caso evitare assolutamente di affamare l’animale, un’eccessiva diminuzione di cibo può comportare un aumento dell’irritabilità e dell’aggressività, e di diminuire drasticamente la quantità di alimenti. E’ necessario ridurre gradualmente la dose quotidiana seguendo il consueto numero dei pasti abituando progressivamente l’animale a razioni un po’ ridotte di cibo.
Occorre poi considerare che il movimento è l’elemento essenziale per bruciare energia, ma anche grassi in eccesso. L’esercizio fisico può essere svolto mediante l’intrattenimento e l’interessamento con giochi, cacce e diversivi che tengano l’animale occupato in attività motorie e mentali che, oltre a fargli fare moto, lo distolgano dal pensiero del cibo.
Per il cane è utile fare frequenti passeggiate mentre per il gatto si può ricorrere all’arricchimento ambientale con scalette, piani sopraelevati, tronchetti, ecc.
Eludere di invogliare l’animale al movimento sollecitandolo con il richiamo del cibo : la proposta deve risultare allettante a prescindere dall’alimentazione per riuscire a rimuovere l’identificazione del cibo con l’appagamento.
Si deve infatti recuperare insieme a lui ad un altro concetto di gratificazione.
La predazione per il gatto e la socializzazione per il cane sono attività estremamente gradite che incoraggiano l’attività motoria e intellettiva e che risultano quindi ottimi coadiuvanti per il benessere e la forma fisica dell’animale. Inoltre può rivelarsi estremamente utile far partecipare, per quanto e il più possibile, il cane o il gatto alle nostre attività creando occasioni ludiche o interessanti. In questo modo lo si aiuta a mantenersi attivo e in forma  instaurando un rapporto più completo e profondo.
Infine la disponibilità di uno spazio aperto può fare fa la differenza poiché incrementa le occasioni di stimolo ( possibilità di caccia, perlustrazione del territorio, osservazione dell’intorno circostante e dei vari esseri che transitano in prossimità, interazione ecc.) e concorre al soddisfacimento dell’animale consentendogli di esprimere atteggiamenti  innati della propria specie e di mettere in atto comportamenti simili a quelli che avrebbero in condizioni naturali.

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lunedì 23 giugno 2014

Un consumo più consapevole


Valutazioni etiche e salutistiche indirizzano un numero sempre maggiore di persone ad orientarsi verso l’acquisto di beni e sostanze ottenuti con il minimo danno ambientale e senza sfruttamento di animali.
In  Italia, come negli Stati Uniti,  la maggioranza della popolazione è contraria alla vivisezione ed ai test scientifici sugli animali, l’aumento di vegetariani e vegani è costante mentre si osserva un consumo inferiore, quantità e frequenza minori, di alimenti di origine animale da parte di un numero sempre più rilevante di individui.
La maggiore attenzione nei confronti dell’impatto ambientale e del rispetto dei diritti animali incoraggia la scelta di prodotti cruelty – free.
E la richiesta di prodotti “etici e responsabili” rispondenti alle esigenze di consumatori maggiormente sensibili a tali tematiche dovrebbe conseguentemente influenzare il mercato sollecitando la produzione e la distribuzione di alimenti e merci con un ampliamento della gamma dei beni disponibili.
La materia è complessa ( normativa di riferimento, etichettatura, ecc.) e l’orientamento verso il consumo cruelty – free ( ditte, marche, ingredienti, prodotti ) non è semplice.

lunedì 9 giugno 2014

Sistemi e strategie naturali contro i pappataci



I pappataci rappresentano un ulteriore problema che si ripropone periodicamente durante la stagione estiva.
I pappataci, o flebotomi, sono insetti di dimensioni molto piccole, 2-4 mm, (ragione per cui è difficile riuscire a vederli) le cui femmine sono ematofaghe ed hanno quindi la necessità di un pasto di sangue per procurarsi le proteine necessarie allo sviluppo delle uova.
Hanno un’attività crepuscolare e notturna che inizia subito dopo il tramonto. Durante il giorno sostano in luoghi abbastanza freschi ed umidi come cantine, abitazioni, stalle, pollai, fessure di muri, roccia o del suolo. Se rimangono all’interno delle case si rintanano sotto i materassi o dietro i mobili per poi tornare all’attività durante la notte.
I flebotomi hanno un volo silenzioso (da cui il nome pappataci mangiare in silenzio) e sono attirati dalle luci deboli. Volano solo per brevi distanze di 100-200 metri, anche se possono percorrere fino a 2 km trasportati dal vento.
I pappataci si alimentano su molti uccelli e mammiferi, domestici o selvatici e le punture sono molto fastidiose e particolarmente pericolose. La femmina pungendo inietta, nella pelle dell’ospite, saliva che può causare una reazione allergica con febbre e cefalea e può trasmettere diverse zoonosi (possono diffondere virus e batteri) e la leishmaniosi.
Delle 800 specie conosciute di flebotomi almeno 80 sono infatti vettori certi dei protozoi del genere Leishmania.
In Italia la leishmaniosi, in forma viscerale e forma cutanea, è una malattia endemica che colpisce l’uomo e il cane ( leishmaniosi canina). Il cane è infatti particolarmente soggetto esposto suscettibile al parassita con lo sviluppo di gravi sintomatologie viscero-cutanee in circa il 40 % di animali. Da sottolineare che anche i gatti, anche se sembrano maggiormente resistenti nei confronti della malattia rispetto al cane ( il numero di casi di leishmaniosi felina è minore, sono più frequenti le forme cutanee rispetto a quelle viscerali, ed anche le forme cutanee sono meno gravi), sono esposti alle punture dei pappataci e soggetti all’infezione da leishmania.
Negli ultimi decenni in Italia si è registrato un aumento delle zone di presenza dei pappataci ed una conseguente espansione della leishmaniosi verso il settentrione del Paese con la segnalazione di casi anche nelle regioni a nord della pianura padana. 
L’attività dei pappataci si riscontra durante la stagione calda, da metà maggio fino a luglio settembre,  poiché il ciclo di sviluppo è prettamente legato a fattori climatici, e può perdurare anche nei mesi successivi se l’estate è particolarmente umida e piovosa.
Dal momento che il ciclo di sviluppo delle specie diffuse in Italia varia dai 45 giorni ai 2 mesi  nel corso dell’estate possono verificarsi almeno due generazioni di adulti.
Il pappatacio prolifera in zone umide ed ombrose : lo sviluppo delle larve richiede la presenza di materiale organico composto da foglie secche, spoglie di altri insetti, feci di roditori ecc., temperatura relativamente costante, oscurità quasi completa ed un buon grado di umidità.
Il vaccino contro la leishmaniosi disponibile da qualche anno per i cani presenta rilevanti inconvenienti poiché non elimina affatto la possibilità di sviluppare la malattia e non può essere usato per tutti i soggetti,  produce frequenti, anche se transitori, ha effetti collaterali
Diviene allora fondamentale la prevenzione mediante la messa in atto di alcune pratiche e alcune accortezze.
Infatti poiché in città le zone preferite dai flebotomi sono le vecchie cantine è necessario mantenere questi ambienti aerati, puliti e liberi da materiali organici.
Inoltre dato che i flebotomi hanno scarsa resistenza alla luce, la quale può essere letale per gli adulti, è preferibile orientare il giardino lo spazio esterno a sud o sud ovest e procedere all’areazione, con penetrazione della luce solare negli ambienti dell’abitazione.
Nell’area esterna evitare di creare molte zone ombrose soprattutto realizzate con alberi frondosi che possono dar luogo ad accumuli di fogliame sul terreno sottostante.
E’ invece essenziale la pulizia del giardino per eliminare tutti i residui organici  ( foglie morte, erba tagliata, ecc.) di cui si nutrono le larve dei pappataci, soprattutto nelle zone ombreggiate.
Ed impedire ristagni d’acqua (i pappataci prediligono scelgono zone ed ambienti umidi) mediante la predisposizione di materiali drenanti ed, eventualmente, di condotti di drenaggio.
Occorre anche tenere pulita la cuccia del cane e per facilitare l’operazione meglio privilegiare giacigli in materiale facilmente lavabile come i rivestimenti interni ( un vecchio lenzuolo bianco può essere messo in lavatrice e può anche essere candeggiato).
Indispensabile non far dormire gli animali all’aperto soprattutto se vi è la presenza dei flebotomi.
E’ necessario prestare molta attenzione all’impiego di oli essenziali (timo, geranio, citronella, melissa, tee tree ) che non devono essere assolutamente utilizzati per i gatti per i quali hanno elevata tossicità.
In ogni caso occorre evitare prodotti ( come ETO X 20/20 CE) che contengano principi attivi come ETOfenprox, che ha una struttura molecolare simile a quella di un piretroide classico ) o la DEET (N,N-dietil-met a-toluamide) e la Picaridina (KBR3023) composti chimici sintetici che non sono affatto innocui neppure per i mammiferi. In particolare una ricerca condotta da Vincentt Corbel dell’Institut de Recherche pour le Development di Montepellier e Bruno Lapide dell’Università di Angers, in Francia,  ha evidenziato che la DEET si accumula nei reni e nel fegato, ha un’azione diretta sul sistema nervoso e che l’effetto è maggiore nei bambini.
La DEET  è frequentemente utilizzata anche nei preparati  definiti come “naturali” motivo per cui è indispensabile leggere accuratamente componenti composizione ed etichette soprattutto la composizione ICI.
Evitare l’uso di piretroidi e prodotti che li contengano  ed anche l’utilizzo di bombolette spry a base di permetrina  ( piretroide che può risultare letale per i gatti ).
Preferibile privilegiare metodi e sistemi naturali estremamente efficaci sia come larvicidi che insetticidi.
I predatori naturali dei pappataci, come nel caso delle zanzare, sono pipistrelli, anfibi, rondini ed uccelli insettivori, libellule e gambusie.
Mentre tra le piante sono, tra le altre, efficaci repellenti catambra,  geranio, basilico.

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domenica 1 giugno 2014

Il giusto passo



L’aspirazione ad un benessere di significato differente rispetto a quello al quale siamo ormai avvezzi è un tema caratteristico dell’odierna modernità.
La tensione ad una metrica temporale diversa e al suo impiego contempla aspetti emozionali,  il recupero dell’espressività e della comunicazione per giungere ad una cognizione più profonda della propria interiorità.
L’estrinsecazione dell’insoddisfazione e il riconoscimento dell’inadeguatezza del modo di vivere comporta la riscoperta di valori più autentici, la ricerca di ulteriori opportunità con nuovo potenziale  maggiormente confacente alla reali esigenze. Concepire prospettive più ampie e coltivare la coscienza di ciò che ci rende felici può sovvertire la nostra ed altrui esistenza con una declinazione multiforme del concetto di benessere in cui trovino spazio appagamento e soddisfazione.
Frequentemente è l’evento doloroso che pone lo spartiacque e spinge ad interrogarsi sul senso del proprio agire e sulla sua corrispondenza con il nostro essere. La funzione catartica di queste esperienze conduce alla consapevolezza dei contenuti fondamentali dell’esistenza e al conseguimento di una dimensione maggiormente conforme alla propria essenza.
Incentivare la gioia e frenare la dissipazione emozionale sottintende l’affrancamento dal consumismo  e dall’incongruenza di tempi e modi imposti nella rivendicazione di un arricchimento della persona e della corrispondenza empatica. La sintonia con se stessi, il benessere psicofisico, l’armonia e la disponibilità verso l’altro e gli altri, ma anche l’impegno possono rendere la vita più felice.
"Cambiare passo” (di Arianna Huffigton) allora per ridiscutere il senso e il significato del successo e della felicità perché come afferma Luis Sepulveda (”Un’idea di felicità”) “La vita è breve, buona, e c’è un diritto fondamentale : il diritto alla felicità. Che non si manifesta e non si deve confondere con una sorta di diritto naturale a diventare ricco, o a soverchiare gli altri. Parliamo di un’altra felicità. Delle soddisfazioni piccole, che però valgono molto”. Si tratta di una rivoluzione, una rivoluzione dell’immaginario” e la felicità, che si raggiunge attraverso piccoli piaceri e che deve essere condivisa, risulta democratica e rivoluzionaria ed è temuta dal potere in quanto eversiva.  Ma attraverso la quale è possibile realizzare un’alternativa con modalità del tutto nuove alla società dei consumi.